Un articolo di: Redazione

Il Papa: “Non dobbiamo esportare la nostra democrazia in altri Paesi, bensì aiutarli a sviluppare un processo di maturazione democratica secondo le loro caratteristiche”. In un nuovo libro dal titolo “Non sei solo. Sfide, risposte, speranze”, una conversazione-intervista con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, il Pontefice riflette su alcuni tra i problemi più scottanti del 21° secolo, dalle guerre alla tragedia dei profughi.

Papa Francesco: “Ma che cosa ha lasciato la guerra? L’anarchia organizzata e altra guerra…”

Il mondo intero sta sprofondando nel caos politico-istituzionale che, come una voragine, sta risucchiando i Paesi in via di sviluppo del cosiddetto Sud Globale. È questo uno dei risultati più pericolosi del fallito tentativo dell’Occidente di esportare la “propria tipologia” di democrazia in “Paesi con una cultura, non dico tribale, ma di stampo simile”.

Parole molto forti quelle con cui Papa Francesco ha risposto a una domanda postagli nel libro “Non sei solo. Sfide, risposte, speranze”, una conversazione-intervista con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin (Salani Editore) in uscita martedì 24 ottobre. Alcuni estratti molto incisivi del libro, che rappresenta un ampio quadro del passato di Jorge Mario Bergoglio, del presente di Papa Francesco e del futuro del pontificato e dell’umanità, sono stati anticipati dal quotidiano italiano “La Stampa”.

Rispondendo alla domanda sulle “responsabilità dei Paesi più sviluppati nei confronti del caos in cui vivono molti Paesi del Sud Globale” dai quali fuggono milioni di persone Papa Francesco sottolinea che sono “conseguenze del colonialismo e, in particolare, dell’appropriazione delle loro risorse naturali. Ma anche del fallimento dell’Occidente nel suo tentativo di importare la propria tipologia di democrazia in certi Paesi con una cultura, non dico tribale, ma di stampo simile. Pensiamo alla Libia, che pare possa essere condotta soltanto da personalità molto forti come Gheddafi. Un libico mi ha detto che un tempo avevano un solo Gheddafi, mentre ora ne hanno cinquantatré. La Guerra del Golfo è stata una vera disgrazia, per non dire una delle peggiori crudeltà. Saddam Hussein non era certo un angioletto, anzi, ma l’Iraq era un Paese abbastanza stabile. Attenzione: non sto difendendo Gheddafi o Hussein”.

Al termine dell’Angelus, domenica 22 ottobre, Papa Francesco ha dichiarato che “la guerra, ogni guerra che c’è nel mondo è una sconfitta”. Nel libro, prendendo spunto dalla guerra del Golfo, il Pontefice è andato nei dettagli delle conseguenze delle guerre per l’umanità: “Ma che cosa ha lasciato la guerra? – si è interrogato il Papa -. L’anarchia organizzata e altra guerra. Quindi ritengo che non dobbiamo esportare la nostra democrazia in altri Paesi, bensì aiutarli a sviluppare un processo di maturazione democratica secondo le loro caratteristiche. Non fare una guerra per importare una democrazia che i loro popoli non sono in grado di assimilare. Ci sono Paesi che hanno un sistema monarchico e che probabilmente non accetteranno mai una democrazia, ma certo si può contribuire a fare in modo che ci sia maggiore partecipazione. In ogni caso, mi ritengo ignorante in quanto a politica internazionale, ma credo che alla base della comparsa dell’ISIS ci sia una sfortunata scelta occidentale”, conclude il Papa.

Dietro le quinte

Il libro-intervista di Papa Francesco sarà nelle libreria come edizione italiana di ‘El pastor’ (Il pastore), uscito in Argentina tra febbraio e marzo scorsi, quasi allo scadere dei 10 anni di pontificato. Come ha scritto l’agenzia di stampa italiana ANSA “sarà il seguito ideale de ‘Il gesuita’ – scritto nel 2010 quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires e diventato bestseller mondiale nel 2013 con l’elezione a Papa”. Nel nuovo volume Francesca Ambrogetti, ex responsabile dell’ANSA in Argentina, e Sergio Rubin, del quotidiano El Clarin, propongono sia un’analisi serrata che un racconto appassionante del papato di Francesco, frutto di periodiche interviste condotte nell’arco di questi 10 anni.

Tanti, pressoché esaustivi di tutti i filoni e i nodi del pontificato, i temi trattati nelle 286 pagine di “Non sei solo” – visti attraverso lo sguardo personale di Bergoglio, mentre il prologo è firmato dallo stesso Pontefice -, che peraltro esce in un momento drammatico per il mondo, caratterizzato dal riesplodere del conflitto in Medio Oriente,  uno dei fronti della “guerra mondiale a pezzi”.

“Nell’ultima fase della scrittura di questo nuovo libro lo scenario era molto diverso da quello dei primi incontri – ha detto all’ANSA la co-autrice del volume -. I conflitti erano numerosi ma non potevamo immaginare i cambiamenti vertiginosi della società e in particolare delle tensioni internazionali, oggi al limite. E che gli avvertimenti del Papa sulla guerra mondiale in piccoli pezzi che stavano diventando sempre più grandi, sarebbero stati cosi profetici. E gli appelli alla comprensione tra popoli e religioni così necessari”.

“Come vive oggi ciò che sta accadendo in Medio Oriente? – ha sottolineato in un’intervista all’ANSA la giornalista che da molti anni ha mantenuto con Bergoglio uno stretto rapporto – Con particolare dolore, perché fin da piccolo ha imparato sui banchi di scuola di una società multiculturale e multireligiosa, lezioni di comprensione e accettazione degli altri, dei diversi”.

“La guerra d’altra parte è stata molto presente nella famiglia Bergoglio che ha vissuto la Prima – ricorda ancora Francesca Ambrogetti -. Il nonno ha scelto di emigrare in Argentina con la moglie e l’unico figlio per raggiungere i fratelli, ma anche per il timore di un nuovo conflitto. Il Papa racconta nel capitolo sulla famiglia di non aver mai dimenticato l’emozione con la quale accolsero la notizia della fine della seconda guerra mondiale”.

“Ricordo anche che in più di un’occasione ci ha detto che non solo pativa le ferite altrui nell’anima ma che sentiva nel suo anche quelle del corpo – conclude Ambrogetti -. Con profonda sofferenza e preoccupazione ma anche con fede, speranza e tutto il suo impegno per contribuire al raggiungimento della pace”.

Giornalisti e Redattori di Pluralia

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