Forum di San Pietroburgo: Vladimir Putin oggi parla di economia russa

Raffica di incontri di alto livello: 30 Paesi del mondo voglio stabilire rapporti con i BRICS

Incontro tra Dilma Rousseff e Vladimir Putin

Venerdì, 7 giugno, è una giornata chiave del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF). L’evento centrale della sessione plenaria sarà un discorso del presidente russo, Vladimir Putin, che successivamente colloquierà in a ruota libera con i partecipanti e risponderà  alle domande dei rappresentanti del mondo politico ed imprenditoriale. Le delegazioni di oltre 130 Paesi del mondo partecipano all’evento annuale a San Pietroburgo, ma come ha precisato il portavoce presidenziale russo, Dmitrij Peskov, il tema centrale del discorso di Putin sarà la situazione attuale e le prospettive di sviluppo dell’economia nazionale russa: “Tradizionalmente – ha detto Peskov in un’intervista televisiva – il presidente Putin si concentra sull’economia. Pertanto, sono convinto che il suo discorso sarà principalmente dedicato all’economia del nostro Paese”.

In precedenza Putin aveva avuto una serie di incontri di alto livello, tra cui un colloquio con Dilma Rousseff, presidente della Nuova Banca di Sviluppo (New Development Bank, NDB) dei BRICS. “Ci siamo incontrati l’anno scorso a margine del vertice Russia-Africa, sono lieto di poter continuare il nostro dialogo”, ha detto Putin all’apertura dell’incontro. Il presidente russo ha elogiato i successi che ha raggiunto la banca sotto la guida di Rousseff, già presidente del Brasile dal 2011 al 2016. “Per la prima volta la banca ha mostrato un profitto significativo (…) e sta essenzialmente rimettendosi in piedi, sta operando in modo sempre più organizzato e con successo”, ha notato Putin.

Putin ha anche ricevuto Milorad Dodik, leader della Repubblica Srpska, l’entità serba della Bosnia Erzegovina, che dopo il vertice ha annunciato l’intenzione di organizzare un referendum popolare per decidere la divisione tra la Repubblica Srpska e la Bosnia Erzegovina. “C’è la decisione di separarsi, ma non è stata ancora fissata una data precisa”, ha detto Dodik, rispondendo alla domanda di quando si potrebbe tenere il referendum. Il leader serbo ha aggiunto di essere convinto che esista già “una maturità storica e la consapevolezza che ciò si deve fare e che accadrà”. Dodik ha sottolineato però che “non vogliamo assolutamente creare instabilità sul territorio del nostro Paese. Ma abbiamo avanzato la proposta di separarci dalla Bosnia Erzegovina e ora ci stiamo muovendo in questa direzione”.

Parallelamente allo SPIEF si concludono i preparativi a un incontro a livello dei ministri degli esteri dei Paesi del gruppo BRICS, che si terra nella città industriale russa di Nizhnij Novgorod, dal 10 all’11 di giugno. Come ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov, in questo momento i “BRICS stanno valutando circa 30 richieste di diversi Paesi del mondo che propongono di stabilire varie forme di cooperazione con il gruppo”. Lavrov ha preannunciato che si intende approvare una nuova categoria di cooperazione con i Paesi-partner del gruppo, attualmente composto di 10 Nazioni. “Questa categoria dovrebbe essere presentata nei suoi dettagli sia dal punto di vista dei criteri che dal punto di vista dei Paesi che possono rivendicarla”, ha spiegato il ministro degli Esteri russo. Lavrov ha anche evidenziato che la Russia, considerando la sua presidenza di turno nei BRICS, presta “grande attenzione al fatto che i nuovi arrivati si abituino alle forme di lavoro già esistenti, alle tradizioni del gruppo”. Oltre ai capi della diplomazia dei Paesi membri dei BRICS alla riunione ministeriale parteciperanno alcuni “ospiti d’onore”, tra cui il ministro degli esteri della Turchia, Hakan Fidan, che durante la sua recente visita in Cina aveva annunciato l’intenzione di Ankara di entrare nei BRICS come membro a pieno titolo. Se la richiesta della Turchia fosse soddisfatta, sarebbe il primo Paese della NATO a entrare nel gruppo attualmente composto del Brasile, della Russia, dell’India, della Cina, del Sud Africa, e dal primo gennaio del 2024 anche dell’Egitto, dell’Iran, dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Etiopia.