India: in corso la quarta fase delle elezioni legislative

Nella quarta tornata elettorale circa 180 milioni di elettori devono scegliere tra i 1.717 candidati

Narendra Modi

È iniziata in India, un Paese asiatico di 1,45 miliardi di abitanti, la quarta delle sette tappe delle elezioni legislative nel corso delle quali gli elettori votano per il rinnovo della Lok Sabha (Camera del Popolo), la Camera Bassa del Parlamento indiano. Durante la quarta tornata elettorale si vota in 96 collegi di dieci tra Stati e Territori dell’Unione indiana, dove si sfidano complessivamente 1.717 candidati.

Nella fase precedente (7 maggio) delle elezioni politiche generali indiane, erano stati già scelti più della metà dei 543 membri della Lok Sabha, mentre l’affluenza alle urne era stata del 65,7%, con un lieve calo rispetto al 66%, registrato nel 2019 negli stessi collegi.

Dopo la quarta fase, il mastodontico  meccanismo elettorale dell’India, che nel complesso avrà visto alle urne quasi 970 milioni di elettori, proseguirà in altre tre tornate, in programma per il 20 maggio, il 25 maggio e l’ultima il 1° giugno, mentre i risultati del voto dovranno essere resi noti il 4 giugno. Si vota con il sistema maggioritario. In palio ci sono 543 seggi, in altrettanti collegi uninominali. In quattro Stati – Arunachal Pradesh, Sikkim, Andhra Pradesh e Orissa – si vota anche per rinnovare le assemblee legislative e in 13 per le suppletive di 26 seggi assembleari.

Nella Camera del Popolo uscente, l’Alleanza nazionale democratica (NDA), guidata dal Partito del popolo indiano (BJP) del primo ministro, Narendra Modi, controllava 346 seggi. Secondo i recenti sondaggi d’opinione la coalizione di Modi potrebbe conquistare nella nuova Lok Sabha da 373 a 399 seggi. L’opposizione del Congresso nazionale indiano (INC), capofila dell’Alleanza nazionale indiana per lo sviluppo inclusivo (INDIA), appare molto distanziato: negli stessi rilevamenti i seggi attribuiti alla coalizione vanno da un minimo di 113 a un massimo di 155.

Alla base del programma elettorale del BJP si trovano i “10 anni di buon governo”, il cui risultato principale è stata la “crescita economica e sociale inclusiva”, che ha permesso a 250 milioni di persone di “uscire dalla povertà”. Di certo non mancano le promesse, chiamate in India “garanzie di Modi” che si rivolgono ai vari gruppi sociali, dalle famiglie meno abbienti, ai nuovi ceti medi, alle donne, ai giovani, agli anziani, ai contadini, ai lavoratori della “gig economy”, ai piccoli imprenditori e alle “fasce emarginate” della società indiana.

L’opposizione (Congresso nazionale indiano) ha basato il proprio programma sull’“eredità politica dei padri-fondatori dell’India indipendente, Mahatma Gandhi e Jawaharlal Nehru”. Il partito INDIA ha messo al centro della campagna elettorale la tutela della Costituzione e dei suoi valori fondamentali che definiscono la Repubblica Indiana come uno Stato “sovrano, socialista, laico e democratico”, promettono ai propri sostenitori la “giustizia sociale ed economica”.