India. Nuova legge assegna alle donne il 33% dei seggi

La democrazia in India fa passi da gigante. Dopo il voto favorevole alla Camera Bassa (Lok Sabha) del Parlamento indiano, anche quella Alta (Rajya Sabha) ha approvato praticamente all’unanimità (454 voti favorevoli e soli due contrari) la legge rivoluzionaria, in base alla quale un terzo dei seggi in tutti gli organismi legislativi del Paese, ovvero il 33%, sarà assegnato alle donne.
Per il Primo ministro Narendra Modi si tratta di “un’ora storica, un momento cruciale nel viaggio democratico del nostro Paese”, ha scritto il Primo ministro indiano sulla sua pagina ufficiale della rete social “X” (ex Twitter).
Ma il voto è stata un’impresa ardua: il disegno di legge sulle quote per le donne sia nelle Assemblee Legislative degli Stati indiani, che nel Parlamento centrale di Nuova Delhi, venne presentato ai deputati ancora nel 1996, ma da allora fu bocciato ben sei volte.
Questa volta la legge è stata accolta con entusiasmo e approvata da tutti i partiti, compresi quelli di opposizione. Purtroppo per poter entrare effettivamente in vigore bisognerà aspettare i risultati del nuovo censimento della popolazione, necessario per rivedere le circoscrizioni. Secondo l’agenzia stampa indiana PTI “l’ultimo censimento risale al 2011 e si prevede che il Paese non riuscirà a completare il massiccio procedimento e a ridisegnare i seggi prima della fine del decennio”.
Attualmente la presenza femminile nelle istituzioni legislative è bassa: nelle due Camere del Parlamento con 788 deputati si contano solo 104 donne.
Ciononostante nella società indiana tradizionale, dominata da maschi, l’India ha visto alcune donne-leader della politica, la più famosa delle quali fu Indira Gandhi, la seconda donna al mondo a diventare Premier.