La settimana cruciale per i tassi di riferimento. Occhi puntati su Fed e BCE

Un’altra settimana ricca di riunioni delle Banche centrali del mondo che determineranno le rispettive politiche monetarie per la prima parte del 2024. Gli occhi degli operatori finanziari sono puntati sulla Federal Reserve che il 13 dicembre dovrà pronunciarsi sui tassi di riferimento: gli analisti ritengono che il capo della Fed, Jerome Powell, li mantenga al 5,25-5,50%.

Le aspettative riguardo alla stabilità dei tassi della Fed sono state alimentate dal positivo rapporto sul mercato del lavoro USA. I dati sull’occupazione di novembre hanno superato le stime: il mese scorso negli Stati Uniti (escluso il settore agricolo) sono stati creati 199.000 posti di lavoro in più rispetto al mese precedente, ovvero 9.000 in più rispetto alle stime. La disoccupazione è scesa dal 3,9% in ottobre al 3,7% in novembre. Intanto i salari orari medi sono aumentati di 0,12 dollari (+0,35%) salendo a quota 34,10 dollari, +3,96% rispetto al 2022.

Il giorno dopo, giovedì 14 dicembre, la Banca Centrale Europea (BCE), la Banca d’Inghilterra (BoE), la Norges Bank della Norvegia e la Banca Nazionale Svizzera (BNS) si riuniranno per aggiornare le rispettive politiche europee sui tassi. Mentre per la BCE non sono previste decisioni al rialzo, il Regolatore della Norvegia potrebbe invece alzare i tassi. Secondo gli analisti “c’è il rischio che la BNS possa ricorrere a nuovi interventi per indebolire il franco”.

Nelle ultime settimane il franco svizzero si è rafforzato ulteriormente nei confronti dell’euro, toccando nuovi livelli storici. Il corso della moneta europea ha sfiorato 0,94 franchi, scendendo al livello più basso dal gennaio 2015, quando l’abolizione della cosiddetta “soglia minima di cambio” fissata dalla BNS scatenò un terremoto sui mercati valutari. Secondo gli esperti di UBS la “valuta dell’Eurozona sconta le aspettative che prevedono un taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea nella primavera del 2024, mentre la BNS potrebbe procedere al primo intervento al ribasso solo in giugno”. Come ha scritto l’agenzia Bloomberg “sul cambio franco-euro pesa anche la crescita economica della Confederazione elvetica migliore che nella zona dell’euro”.