Lo strappo tra Londra e Greenpeace

Il Governo della Gran Bretagna ha messo al bando tutti i contatti tra i funzionari dei ministeri britannici e i rappresentanti della fondazione ambientalista internazionale Greenpeace. Il divieto arriva dopo la recente azione degli ambientalisti, che il 3 agosto scorso avevano ricoperto per intero con un mega drappo nero “a lutto” una villa del premier britannico, Rishi Sunak, nel nord dell’Inghilterra.
Gli attivisti di Greenpeace hanno protestato contro la decisione del Governo conservatore di rilasciare centinaia di nuove licenze per trivellazioni fossili nel Mare del Nord.
“Downing Street ha ordinato il totale divieto di interazione dei dipartimenti governativi con Greenpeace in seguito alle crescenti tensioni con l’organizzazione di beneficenza internazionale, dopo la recente protesta, organizzata a casa di Rishi Sunak”, ha scritto il quotidiano britannico The Telegraph. In precedenza il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura della Gran Bretagna aveva annunciato la “totale rottura” dei rapporti con Greenpeace.
Gli attivisti di Greenpeace sono riusciti a salire sul tetto della storica villa del premier Sunak, a Kirby Sigston nel North Yorkshire, e far calare sull’intera facciata enormi drappi color nero petrolio. Il premier conservatore – in questi giorni in vacanza in California con la moglie e le due figlie – è stato preso di mira per aver dato il via libera alla produzione gaspetrolifera nel Mare del Nord e inoltre avrebbe allentato gli impegni di Londra sulla transizione verde in risposta ai cambiamenti climatici.
Lo scorso maggio il Cremlino aveva messo al bando la presenza e tutte le attività di Greenpeace in Russia, accusata da Mosca di ingerenze politiche negli affari interni del Paese e di danni arrecati allo sviluppo economico della Russia.