Mar Cinese Meridionale: prime esercitazioni navali tra USA, Giappone, Australia e Filippine

Pechino protesta: “escalation della tensione ingiustificata nel Mar Cinese Meridionale”

Sale di grado la tensione nel Mar Cinese Meridionale, dove domenica 7 aprile, iniziano le prime esercitazioni navali congiunte tra le marine militari degli Stati Uniti, del Giappone, dell’Australia e delle Filippine. Si tratta di una sfida aperta alla Cina che a marzo aveva messo in guardia i Paesi esteri “contro le esercitazioni militari che coinvolgano gli Stati Uniti e i loro alleati” nelle acque contese, sottolineando che “esse metteranno a rischio la sicurezza sia regionale che globale”, mentre la Cina “difenderà con tutti i mezzi disponibili i suoi interessi territoriali”.

Le esercitazioni, hanno scritto i quattro Paesi in un comunicato congiunto, sono destinate a salvaguardare “lo stato di diritto” e a “difendere libertà di navigazione e di sorvolo” nelle acque del Mar Cinese Meridionale. “Siamo al fianco di tutte le nazioni nella salvaguardia dell’ordine internazionale basato sullo stato di diritto che è il fondamento per una regione indo-pacifica pacifica e stabile”, si legge nel comunicato. E mentre la dichiarazione non ha mai menzionato direttamente la Cina, le manovre sono state interpretate da molti osservatori internazionali come una “messa in guardia di Pechino contro le sue rivendicazioni territoriali”.

Intanto il Giappone ha fatto sapere che le esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale includeranno addestramento speciale alla guerra antisommergibile. “Il Giappone ritiene che la questione riguardante il Mar Cinese Meridionale sia direttamente correlata alla pace e alla stabilità della regione e costituisca una legittima preoccupazione della comunità internazionale, compresi Giappone, Australia, Filippine e Stati Uniti”, ha dichiarato il ministro della Difesa nipponico, Minoru Kihara, secondo cui “il Giappone si oppone a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo con la forza, a tali tentativi e a qualsiasi azione che aumenti le tensioni nel Mar Cinese Meridionale”.