Trump, arriva la terza incriminazione per l’assalto di Capitol Hill

L’ex presidente degli Stati uniti Donald Trump è stato incriminato per la terza volta.

Dopo quella per il pagamento in nero di due donne che volevano rivelare una sua relazione extraconiugale e i vari capi d’accusa legati ai documenti sensibili trafugati e ritrovati nella sua residenza di Mar-a-Lago, ora è arrivata l’attesa incriminazione per l’assalto di Capitol Hill; a Trump viene contestato il tentativo di sovvertire il risultato elettorale delle elezioni del 2020.

I capi d’accusa contestati sono quelli di aver cospirato per frodare gli Stati uniti, quindi il tentativo di interrompere una procedura ufficiale e di aver partecipato a un piano per negare al popolo i diritti civili fissati dalla Costituzione. Se pensiamo che nessun presidente o ex presidente degli Usa era mai stato incriminato per reati penali abbiamo la dimensione dei problemi che sta affrontando Trump.  Che si difende gridando alla “caccia alle streghe” e alla “persecuzione politica”.

In sostanza si contesta a Trump, che nel frattempo è il candidato favorito alle primarie del Partito repubblicano per le Presidenziali 2024, di aver cercato di utilizzare il suo potere e la sua influenza per sovvertire il risultato delle elezioni che diedero la vittoria a Joe Biden. Nel gennaio del 2020 a Washington una manifestazione di sostenitori di Trump arrivò ad assaltare il palazzo del Congresso a Capitol Hill.

Il tycoon ha come sempre detto la sua attraverso il suo social network Truth: “Ho sentito che lo squilibrato Jack Smith, per interferire con le elezioni presidenziali del 2024, pubblicherà un’altra falsa accusa contro il tuo presidente preferito… Perché non l’hanno fatto 2,5 anni fa? Perché hanno aspettato così tanto? Perché volevano metterlo proprio nel bel mezzo della mia campagna”.