Von der Leyen: gli investimenti pubblici non bastano per sviluppare tecnologie pulite

Bruxelles vuole rastrellare fino a 470 miliardi di euro di capitali privati all’anno per finanziare la transizione energetica e le tecnologie pulite

I 400 miliardi di euro già investiti nel piano “Next Generation EU” e neanche i 550 miliardi approvati come sostegno pubblico nazionale dell’Unione europea non sono sufficienti per garantire il sicuro passaggio alle nuove tecnologie “green” né all’energia pulita. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla sessione plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo, nel corso della quale sono stati analizzati i risultati dell’ultimo Consiglio europeo.

È giunto il momento di battere cassa, ovvero di rivolgersi per il sostegno e di trovare una “soluzione sistemica” che mobiliti l’immenso capitale privato europeo. Una parte essenziale di questa soluzione potrebbe essere il “completamento dell’Unione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union, CMU)”, ha detto il capo della Commissione europea, secondo cui si potrebbe trattare di 470 miliardi di euro all’anno. “Dal completamento dell’Unione dei mercati dei capitali la UE potrà ottenere 470 miliardi di euro all’anno da investimenti privati. Questo è l’investimento privato aggiuntivo che potremmo raccogliere ogni anno se completassimo l’Unione dei mercati dei capitali”, ha sottolineato Von del Leyen.

Come ricordano i media europei, il progetto dell’Unione dei mercati dei capitali europei è stato avviato con un piano di azione, presentato nell’ormai lontano 2015 dal presidente della Commissione europea di allora, Jean-Claude Juncker. L’obiettivo del piano è quello di creare una regolamentazione univoca per tutti i Paesi europei al fine di creare un mercato unico dei capitali. Da allora le regolamentazioni dei vari mercati finanziari europei sono rimaste frammentate, anche se l’iniziativa è stata rinfrescata con una nuova road map, annunciata nel settembre 2020, che ha avviato l’iter per 16 iniziative, legislative e non, da parte dell’esecutivo UE.

Per Von der Leyen è giunto il momento di passare al dunque: “Dall’inizio del mandato – ha detto – abbiamo fatto progressi su molti dei suoi elementi. Ad esempio abbiamo reso più facile per le aziende europee, soprattutto per le imprese piccole e medie, quotarsi sui mercati dei capitali. Ma abbiamo anche affrontato una situazione di stallo in seno al Consiglio, su molti aspetti cruciali dell’iniziativa CMU”.

A segnare una svolta è stato l’ultimo Consiglio europeo, cha ha concesso a Bruxelles un mandato chiaro per andare avanti su tre questioni vitali, che vanno dall’armonizzare le norme nazionali su alcuni temi complicati come ad esempio l’insolvenza, all’elaborazione e alla messa in funzione dei prodotti di risparmio transfrontalieri per gli investitori al dettaglio, e infine al rafforzamento della vigilanza a livello europeo dei più importanti operatori di mercato. “Questo darà agli investitori la prevedibilità che di cui hanno bisogno. La strada da percorrere è quindi chiara. Se vogliamo finanziare la nuova rivoluzione industriale dei nostri tempi, dobbiamo mobilitare il capitale privato europeo. È giunto il momento di trasformare la volontà politica in azione”, ha detto infine Von der Leyen.