Francia e Russia il doppio tono di Macron

Per un anno, durante il conflitto in Ucraina, il presidente francese si è impegnato a mantenere aperto il dialogo con Mosca. Poi l'improvviso dietrofront. L'atteggiamento dell'industria tedesca all'origine della svolta

Il cambio di tono del presidente francese sulla questione ucraina non può che stupire. Questo cambiamento è avvenuto in tre fasi. Fino al 24 febbraio 2022, data di inizio delle operazioni militari russe in Ucraina, la linea diplomatica francese si è inscritta in un tradizionale quadro bilaterale. Senza rinnegare il sistema di alleanze in cui si trova, il capo dello Stato coniuga una ferma condanna degli incidenti nel Donbass con una dichiarata volontà di trovare una soluzione negoziata.

Come lettore di Chateaubriand, Emmanuel Macron non ignora certo questo passaggio delle “Mémoires d’Outre-tombe”: “C’è simpatia tra la Russia e la Francia; quest’ultima ha quasi civilizzato la prima nelle classi elevate della sua società; le ha dato la sua lingua e i propri costumi. Trovandosi ai due estremi dell’Europa, la Francia e la Russia non si toccano lungo le loro frontiere; non hanno un campo di battaglia dove potrebbero scontrarsi; non hanno alcuna rivalità nel commercio e i nemici naturali della Russia sono anche i nemici naturali della Francia. In tempo di pace, che il governo delle Tuileries resti alleato del governo di San Pietroburgo, e nulla può succedere in Europa. In tempo di guerra, l’unione dei due governi detterà le leggi al mondo”.

Consapevole degli interessi comuni con la Russia, il 14 dicembre 2021 la Presidenza francese riafferma la sua “determinazione a favore dell’attuazione degli accordi di Minsk, nel quadro del formato Normandia”.

Il 24 e 25 giugno 2021 Emmanuel Macron intende mantenere un approccio europeo unificato e strutturato, per costruire un’agenda di cooperazione, “a volte riconoscendo i disaccordi, ma senza soccombere alla logica di una risposta sistematica agli attacchi o alle aggressioni”.

La retorica sulla cooperazione si intensificherà nel febbraio 2022. Il 3 febbraio Emmanuel Macron evoca una désescalade. Egli intende “capitalizzare i recenti sviluppi positivi nel formato Normandia per raggiungere una soluzione duratura nel Donbass”. Il 20 febbraio, infine, entrambi i presidenti si accordano per portare avanti un intenso lavoro volto a raggiungere un cessate il fuoco sulla linea di contatto. È  in questo contesto che Jean-Yves Le Drian incontra il suo collega Lavrov.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo scoppio della guerra il 24 febbraio 2022 non modifica in maniera radicale la postura diplomatica del capo dello Stato. Anche se quest’ultimo riafferma, il 28 febbraio, la necessità di un cessate il fuoco immediato, riceve dal suo interlocutore russo l’impegno a rispettare il diritto internazionale umanitario e ad assicurare la protezione dei civili. I due presidenti concordano di restare in contatto nei giorni successivi al fine di prevenire il peggioramento della situazione.

Così, pur sottolineando l’estrema gravità delle conseguenze della guerra, Emmanuel Macron dichiara il 3 maggio la sua disponibilità a lavorare su una soluzione negoziata per raggiungere la pace e il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Le ragioni per proseguire il dialogo risiedono sia nell’intelligenza diplomatica del capo dello Stato, sia nel gioco delle concessioni all’opposizione parlamentare che si interroga, a destra come a sinistra, sulle disastrose conseguenze di una sconnessione geoeconomica tra l’Unione Europea e la Russia. In effetti, a maggio 2022, nessuna soluzione praticabile era definita sul piano energetico per porre rimedio alla carenza di combustibile russo: le cancellerie europee hanno effettuato dei viaggi in ordine sparso per assicurarsi l’acquisto di gas nel Medio Oriente o nel Mediterraneo orientale.

Sei mesi più tardi finisce il singolare dialogo tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin – o quantomeno cessano le comunicazioni al riguardo. Come spiegarlo? Chiaramente esiste un divario tra i buoni rapporti intrattenuti tra i due uomini e l’opposizione strutturale degli apparati statali. Così la connivenza d’ordine caratteriale finisce per cedere il passo alle contingenze di carattere geopolitico. Era importante per il capo di Stato francese mantenere un canale di comunicazione, per un motivo ontologico: parlare con qualcuno che veniva definito come il nemico gli permetteva semplicemente di esistere. Per continuare ci sarebbe stato bisogno che la parte degli imprenditori tedeschi interessati a mantenere i legami con la Russia esercitasse un’influenza significativa sulla Cancelleria federale.  Ma questa influenza si è rivelata troppo debole perché l’equilibrismo francese potesse durare.

Nel frattempo, la parte russa aveva finito per stancarsi di una retorica volta più a unire il Paese (la Francia, NdR) che a ottenere risultati concreti sul fronte diplomatico esterno. Inoltre, qualsiasi voce dissonante in politica estera era sospettata di essere manipolata dall’esterno. Dopotutto, gli oppositori liberali di Bonaparte non furono forse accusati, ai loro tempi, di agire come agenti stranieri? Così, i comunicati dell’Eliseo improntati alla cautela sono stati sostituiti da dichiarazioni nettamente più aggressive, condivise dagli alleati della NATO.

Il 17 febbraio, le Cancellerie francese, polacca e tedesca riaffermano: “La condanna nei termini più forti della brutale guerra di aggressione, che non risponde ad alcuna provocazione, condotta dalla Russia contro l’Ucraina e che rappresenta una manifesta violazione dell’ordine internazionale basato sulla Carta delle Nazioni Unite. Un anno dopo l’inizio di questa guerra brutale e ad alta intensità avviata dalla Russia, i capi di Stato e di governo del ‘Triangolo di Weimar’ esprimono la loro incrollabile solidarietà con l’Ucraina e il loro  sostegno incondizionato all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, così come al suo diritto intrinseco alla legittima difesa di fronte all’aggressione russa. I paesi del ‘Triangolo di Weimar’ continueranno a restare fermamente a fianco dell’Ucraina e del suo popolo per tutto il tempo necessario. Esortano la Russia a cessare immediatamente le ostilità senza condizioni e a ritirare le sue truppe da tutto il territorio dell’Ucraina”.

I tre Stati si dichiarano pronti a espandere la presenza della NATO nella sua parte orientale, a studiare nuove sanzioni contro la Russia, a creare un tribunale per i crimini di aggressione russa in Ucraina e, infine, ad integrare l’Ucraina nell’Unione Europea. Ogni soluzione diplomatica negoziata svanisce. Di fatto, la cristallizzazione dei blocchi geopolitici contrapposti ha messo a tacere qualsiasi proposta di soluzione di compromesso, a favore di una retorica ideologica diretta verso se stessa.

Il principe de Talleyrand, che aveva poca simpatia per gli ideologi, ne avrebbe riso. Scriveva nelle sue memorie: “Che follia pretendere di controllare il mondo con l’aiuto delle astrazioni! Abbiamo visto i tristi frutti di queste chimere.”

Docente Università di Poitiers e Rennes School of Business. Specialista in Russia, Cina e Iran.

Thomas Flichy de La Neuville