Guida ai problemi dell’economia internazionale

Un articolo di: Riccardo Fallico

Dai conflitti geopolitici, alle incertezze riguardo alle prospettive delle economie mondiali e alle elezioni, che nel 2024 interesseranno 40 Paesi del mondo, l’anno che sta per cominciare rappresenta un enigma, che né la sfera di cristallo, né la copertina della rivista The Economist aiuteranno a decifrare

Saxo Bank: previsioni scioccanti e stravaganti

Come ogni anno a dicembre, Saxo Bank ha pubblicato le sue “previsioni scioccanti” per l’anno che verrà. La previsione più stravagante per il 2024 è la fine del capitalismo negli Stati Uniti, mentre la più improbabile è quella di una crescita del PIL giapponese al 7%. Come negli anni passati, le previsioni della banca d’investimento danese partono da alcuni presupposti, che trovano pieno fondamento negli eventi verificatisi nell’arco dell’anno.

Invece l’ipotesi del prezzo del petrolio che schizza a 150 dollari al barile, o la minaccia di una rinegoziazione dei termini del commercio mondiale tra i Paesi con la bilancia commerciale in deficit e in surplus, non sembrano poi così lontane dalla realtà. L’assunto principale delle previsioni di Saxo, quest’anno, è che “il vecchio sistema mondiale costituito da assenza di conflitti geopolitici, bassa inflazione e bassi tassi di interesse” non sarà più realizzabile e che sta diventando chiaro come “la strada agevole sia finita, indirizzando il mondo verso un futuro incerto”.

I risultati del 2023

Il 2023 non era iniziato sotto i migliori auspici, dal momento che il nuovo anno riceveva in eredità dal precedente inflazione in costante aumento e alti tassi di interesse bancari, che ponevano in discussione quella tanto desiderata ripresa economica, che, dopo la fine della pandemia, non si era ancora materializzata. A ottobre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) dichiarava che “la ripresa globale rimane debole, con divergenze regionali crescenti e un margine di errore molto ridotto per le politiche future da implementare”. Lo stato di salute dell’economia mondiale è rimasto ben al di sotto dei suoi livelli pre-pandemia. Il livello di crescita stimato per la fine del 2023 sarà intorno al 3%. A mantenere pressione sul sistema contribuiscono sia fattori strutturali, legati ai conflitti geopolitici in corso, sia fattori ciclici, come le politiche monetarie messe in atto per combattere il rincaro dei prezzi. Per quanto riguarda i dati del PIL, è interessante notare come i rallentamenti di espansione economica abbiano interessato di più Stati Uniti e Europa, mentre le economie asiatiche hanno continuato ad essere il traino dell’economia globale. Durante tutto il 2023 lo spauracchio di una recessione è stato paventato molte volte, ma, sulla base dei dati ufficiali, sembra che la maggior parte delle economie siano riuscite ad evitarla. Alla fine dell’anno, tuttavia, il sistema europeo ha cominciato a mostrare segnali di fatica e una mancanza di capacità di sopperire all’incertezza che è perdurata per tutto il 2023. Se da una parte l’economia europea è riuscita a parare i colpi inferti dall’inflazione e dall’instabilità delle forniture energetiche, dall’altra parte non è riuscita a fare fronte all’aumento continuo dei prezzi delle materie prime, non solo quelle energetiche, e alla diminuzione di capacità competitiva dei propri beni e servizi.

La Germania, che era considerata la “locomotiva economica d’Europa”, ha accusato i colpi maggiori. Già in agosto il quotidiano britannico The Guardian metteva ombre sul sistema tedesco e prevedeva una “possibile stagnazione”. A settembre una ricerca condotta dall’istituto di credito francese BNP Paribas  forniva chiare indicazioni che la Germania poteva affrontare la recessione già nella seconda metà dello stesso 2023. A ottobre era il turno dell’agenzia Bloomberg: da un sondaggio condotto tra vari economisti la Germania veniva definita “malato d’Europa” e le previsioni indicavano una contrazione del PIL dello 0,4% nel 2023, con speranze di una possibile ripresa dello 0,5% nel 2024. A dicembre Bloomberg sottolineava che i “problemi della Germania non erano isolati” e che anche altri Paesi europei, per l’esattezza Italia, Francia e Spagna, “mostravano un declino della produzione industriale”. Sempre secondo un altro sondaggio condotto da Bloomberg, tutto il sistema Europa chiuderà l’anno con una contrazione del PIL nel quarto trimestre del 2023 dello 0,1 per cento.

Dall’altra parte dell’Oceano gli Stati Uniti sembra invece siano riusciti ad evitare di cadere in recessione. Alcuni analisti ne danno il merito alla Federal Reserve (FED), che con la sua politica dei tassi, è riuscita ad ottenere per il 2023 una sorta di atterraggio morbido, “soft landing”.  La FED, infatti, se in un primo momento si è focalizzata nel tamponare l’aumento dell’inflazione attraverso l’aumento dei tassi di interesse, poi è riuscita a dare tempo all’economia statunitense di assestarsi, lasciando i tassi invariati per tutta la seconda metà del 2023. Tuttavia, secondo quanto riporta il quotidiano statunitense The Hill, secondo un sondaggio condotto dall’agenzia Bankrate, “sei cittadini statunitensi su dieci sono convinti che l’economia USA sia già in recessione”, sebbene non ci sia stata quel crollo dell’economia che molti a fine del 2022 prevedevano. Gli scenari di un “soft landing” o di recessione rimangono, quindi, ancora aperti negli Stati Uniti per il 2024 e moltissimo dipenderà dalle decisioni di politica monetaria della FED stessa. Se ad inizio dicembre la banca centrale statunitense non si sbilanciava su futuri possibili tagli dei tassi, durante la conferenza stampa dell’ultima riunione del 2023, Jerome Powell ha dichiarato che la Banca centrale, non solo avrebbe lasciato ancora una volta invariati i tassi di interesse, ma lasciava anche aperta la porta a possibili tagli futuri, affermando che “la FED ritiene di aver fatto abbastanza”.

Le scelte monetarie avranno un’importanza notevole anche per il settore bancario, per il quale rimangono ancora i rischi di un’ulteriore crisi. Secondo gli ultimi dati il “crunch” di liquidità sta causando alcuni problemi al settore finanziario alla fine di questo 2023. Adesso sembra che la liquidità per le operazioni di REPO non sia sufficiente  per il clearing di tutte le operazioni.

L’economia nel 2024: stime poco incoraggianti

Per quanto riguarda le stime sull’economia globale per il 2024, le maggiori economie mondiali sembrano tutte indirizzate alla contrazione , con una buona parte di Paesi che riusciranno ancora una volta ad evitare la recessione.

Anche i mercati degli idrocarburi liquidi hanno visto perdurare l’incertezza nel 2023. I benchmark del WTI Crude e del Brent, nonostante i conflitti geopolitici in corso, hanno seguito una traiettoria di prezzi discendenti per tutto il 2023, registrando alcune sporadiche impennate di prezzo dovute ai tagli decisi dall’OPEC+. Nonostante l’iniziale segnale di diminuzione, che ha portato al calo dei prezzi, la domanda di petrolio è destinata a crescere ancora. Nella sua analisi di novembre, l’Agenzia Mondiale dell’Energia (IEA) ha indicato che a fine 2023 la domanda giornaliera di petrolio aumenterà di 2,5 milioni di barili, raggiungendo così quota complessiva di 102 milioni di barili al giorno. Per il futuro, il prezzo del petrolio dipenderà principalmente dalla salute delle economie asiatiche, in primis quella cinese. Secondo un sondaggio dell’agenzia Bloomberg, la Cina nel 2024 potrebbe tagliare le importazioni di petrolio, il che segnalerebbe un ulteriore allontanamento delle possibilità di una ripresa economica. Anche l’ Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti, nel suo ultimo bollettino del 2023, tenendo in considerazione la contrazione della domanda, ha rivisto le proprie previsione dei prezzi medi del Brent per il 2024 da 93 dollari a 83 dollari al barile. Questo prezzo è di poco superiore al prezzo medio di 81,86 dollari registrato nel 2023. Sebbene da una parte vi siano previsioni di contrazione della domanda, gli analisti di Goldman Sachs stimano che il prezzo medio del Brent sarà di 92 dollari al barile per il 2024. JP Morgan prevede un prezzo in linea con le previsione dell’EIA intorno agli 83 dollari al barile. Un’analisi di Wood Mackenzie indica un prezzo medio del barile di petrolio a 90 dollari per il 2024. Questo contesto di incertezza dal lato della domanda sarà un fattore molto influente per le strategie e le decisioni dell’OPEC+ , che cercherà quanto più possibile di bilanciare un mercato del petrolio, che da un lato soffre la mancanza di nuovi investimenti per l’esplorazione e l’estrazione dei giacimenti, ma dall’altro potrebbe dover affrontare un surplus di offerta, causato dal rallentamento economico delle economie mondiali.

Rivolgendo l’attenzione al mercato del gas, e in particolare in Europa, il 2023 ha visto, nonostante la diminuzione dei volumi importati derivanti dal taglio delle relazioni commerciali con la Russia, un certo ribilanciamento delle forniture. Il 2023 ha registrato la sostituzione delle forniture russe di gas con quelle provenienti, in primo luogo, dagli Stati Uniti. Il mercato del gas naturale liquefatto (GNL) è cresciuto in maniera costante, tanto che sono già stati firmati contratti di fornitura a lungo termine anche con i Paesi del Medio Oriente. Il prezzo del gas è diminuito per tutto l’arco dell’anno, ma rischia di rimanere in media più alto, dal momento che le forniture di GNL hanno dei rischi di logistica intrinsechi, che potrebbero avere un impatto sulla stabilità di approvvigionamento nel medio termine di tempo, vista anche l’assenza di quelle quantità di gas che potranno essere commercializzate solo dopo il 2026.

Il 2023 ha visto un ribassamento dei prezzi del gas sul mercato europeo del 68% e secondo la Banca mondiale (World Bank, WB) la diminuzione potrebbe essere di un ulteriore 4% nel 2024 in relazione alla contrazione economica. Negli Stati Uniti i prezzi del gas nel prossimo anno potrebbero diminuire del 20%, con una contrazione dei prezzi del GNL del 7%.

La spirale inflazionistica potrebbe, quindi, continuare anche nel 2024 qualora i prezzi dell’energia, idrocarburi in primis, dovessero continuare a rimanere elevati. Un altro elemento di incertezza, poi, riguarda le conseguenze derivanti dalla “convivenza” di inflazione e contrazione economica, uno scenario che nessuno vuole menzionare.

Il paradosso firmato 2024

L’unica certezza per i mercati nel 2024 sarà l’incertezza derivante dai crescenti conflitti geopolitici. Il 2023 ha dimostrato che i problemi globali venuti alla luce durante il conflitto russo-ucraino erano e sono anche più profondi di quanto politici e economisti vogliano, o possano, ammettere. Dopo anni di mascherato equilibrio è scoppiato il conflitto armato nella Striscia di Gaza. Nonostante le dichiarazioni dell’esercito israeliano di sconfiggere Hamas in brevissimo tempo, gli scontri a fuoco sono entrati nel terzo mese e l’incertezza del destino del popolo palestinese è la questione preponderante, quale che siano i vincitori e le loro condizioni alla fine del conflitto.

Per rincarare la dose nei primi giorni di dicembre nel Sud America è tornata di attualità la disputa territoriale tra Venezuela e Guyana, dal momento che nel territorio conteso dell’Esequibo, tra il 2015 e il 2021, sono state fatte scoperte di giacimenti di petrolio che ammontano a 8 miliardi di barili, per non parlare del gas e dell’oro. In Argentina, in seguito alle elezioni presidenziali, il Governo entrante del nuovo presidente Javier Milei è pronto a ritirare la candidatura dell’Argentina ai BRICS poiché “non vede benefici sufficienti per l’ingresso nei BRICS”, di fatto rimangiando la promessa fatta dal presidente uscente.

2024, l’anno ricco di eventi elettorali

A proposito di elezioni, il 2024 sarà un anno ricco di impegni elettorali, che avranno forti  ripercussioni sul modello di governance globale futuro. Bloomberg ha calcolato che le elezioni interessano 40 Nazioni, le quali contano per quasi la metà della popolazione mondiale, il 41% per essere precisi, e il 42% del PIL globale.

Sei sono le elezioni che si trovano sotto i riflettori del mondo e che potranno avere un impatto davvero forte sugli equilibri geopolitici. A febbraio nel continente asiatico, gli elettori dell’Indonesia e dell’India saranno chiamati alle urne per confermare i leader attuali. A marzo ci saranno, invece, le elezioni a Taiwan, che determineranno il proseguo delle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti. A marzo si terranno anche le elezioni presidenziali in Russia. Successivamente i cittadini del Vecchio Continente saranno tenuti a rinnovare i propri rappresentanti al Parlamento europeo dopodiché verranno scelti i principali esponenti della “politica” europea. A novembre infine si voterà negli Stati Uniti per eleggere il nuovo presidente o per confermare Joe Biden.

2024, l’anno cruciale per la formazione di un nuovo mondo multipolare

Quali che siano i risultati del groviglio delle elezioni-2024, un elemento di certezza, nel mare di incertezze, sarà l’irreversibilità del processo di formazione di un nuovo mondo multipolare. Il 2023 ha vissuto la maggiore spinta in termini economici, ma anche politici, in questa direzione. Abbiamo assistito al primo grande allargamento dei BRICS, che dal 1° gennaio del 2024 includeranno, oltre all’Argentina qualora Milei non torni sui suoi passi, anche l’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, l’Etiopia e l’Iran. In prospettiva ci sono altre Nazioni, che aspirano a entrare a far parte dei BRICS e che nel 2024 potrebbero richiedere ufficialmente di aderirvi. Il nuovo mondo multipolare porterà con se un’ulteriore decentralizzazione e indebolimento dei sistemi finanziari, statunitense e europeo in primis, che fino ad oggi hanno dominato i mercati. Le transazioni e gli scambi in valute nazionali potrebbero aumentare ulteriormente a scapito dell’uso del dollaro e dell’euro.

In questo contesto potrebbe risentirne anche il legame tra dollaro e petrolio, dal momento che i Paesi produttori potrebbero essere ulteriormente incentivati a slegare la valuta statunitense dal greggio per non ritrovarsi in futuro vincolati dalle sanzioni che gli stessi Stati Uniti potrebbero imporre, qualora il loro controllo sulla governance mondiale si indebolisse ulteriormente.

Occhio ai mercati finanziari

Per quanto riguarda i mercati finanziari globali, le attenzioni maggiori sono concentrate sulle politiche monetarie delle Banche centrali, soprattutto della Federal Reserve, ancora in grado con le sue scelte di influenzare l’economia non solo statunitense, ma anche quella mondiale. La pressione inflazionaria rimarrà e influenzerà le scelte in materia monetaria. Secondo uno studio di Deutsche Bank gli Stati Uniti potrebbero soffrire una contrazione del PIL, con una moderatissima crescita dello 0,6% nel primo trimestre del 2024. Questo, secondo gli analisti della banca tedesca, potrebbe portare ad un taglio dei tassi di interesse di 175 punti base. Il taglio dei tassi dovrebbe favorire anche le economie emergenti, che beneficerebbero di uno sgravio dei loro costi di finanziamento e favorirebbero le loro bilance commerciali. Questo ovviamente potrebbe aiutare il dollaro a rimanere la valuta di riferimento delle transazioni commerciali globali. Di questo ne sono convinti gli analisti della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), che mettono in risalto la diminuzione delle curve dei rendimenti di lungo periodo, iniziata a novembre del 2023.

Conclusione

Purtroppo, o per fortuna, non siamo dei veggenti e non abbiamo la sfera di cristallo che ci possa predire il futuro. Tuttavia, quali che siano gli eventi che vedremo accadere nel prossimo anno, la speranza è che tutti i problemi, vecchi e nuovi, possano essere risolti con il dialogo e con la diplomazia, politica e economica.

Economista

Riccardo Fallico